
Bilancio di metà stagione 2025
INTRODUZIONE: IL DOMINIO CHE NON TI ASPETTI
Alla vigilia del Campionato del Mondo di Formula 1 2025 si respirava un’incredibile attesa. Le aspettative di gran parte degli appassionati erano quelle di assistere al campionato più avvincente della storia e che, sulla scia del finale di stagione 2024, cominciasse con una battaglia serrata tra almeno quattro team e sei piloti, per poi allargare la lotta magari a qualche outsider, che fosse riuscito ad arrivare alle prestazioni top. Ed era un sogno più che legittimo, considerando che il 2025 si presentava come ultimo anno di un regolamento tecnico che, finalmente, sembrava aver permesso un po’ di equilibrio tra le forze in campo. Insomma, gli ingredienti per una stagione da film c’erano tutti e, tra rivoluzioni nelle line-up dei team, con un matrimonio tra due leggende e ben sei piloti alla loro prima esperienza completa in un mondiale di F1, lo spettacolare evento a “The O2 Arena” di Londra e la celebrazione del 75° anniversario della nascita della Formula 1, tutti eravamo eccitati e non aspettavamo altro che la prima gara in Australia.
Giovedì 19 dicembre 2024, pochi giorni dopo la conclusione del campionato, il Team Principal della McLaren Andrea Stella, fresco del suo primo titolo mondiale costruttori, pronunciò, davanti ai microfoni Sky in occasione della Cerimonia dei Caschi d’Oro, questa frase: “vogliamo rendere la Formula 1 un po’ più noiosa”. Parole forti, ma evidentemente non campate per aria e supportate da dati, informazioni, risultati ben precisi. Tre mesi dopo, come è cominciata la stagione 2025 a Melbourne? Con un dominio schiacciante della McLaren, che non era altro che l’inizio di un nuovo impero, tutto color arancione papaya.
Incredibile quello che è riuscita a fare la McLaren in quella pausa invernale. Un miglioramento di performance esponenziale, spaventoso, tanto da presentarsi all’ultimo anno di un regolamento tecnico con un vantaggio che solitamente si vede all’inizio di un ciclo regolamentare. Una monoposto visivamente molto semplice nelle forme, ma capace di dare la paga a Ferrari, Red Bull e Mercedes, che sono rimaste col cerino in mano, sbigottite di fronte a un tale dominio.
C’è da dire, però, che non è accaduto proprio tutto da un giorno all’altro. La McLaren ha cominciato una forte crescita dal 2023, grazie ad una metodologia di lavoro vincente. La Red Bull era già un team in declino nel 2024, inferiore non solo a McLaren ma anche a Ferrari. La Mercedes, dopo aver dominato l’era Power Unit, non ha mai digerito questo regolamento tecnico: dal 2022 al 2024 ha vinto soltanto 5 gare. Solo la Ferrari, in realtà, aveva tutte le ragioni per sognare in grande in ottica 2025, dopo essersi giocata fino all’ultima gara il titolo: peccato che poi il progetto SF25 sia nato davvero male. È stato tutto questo, crescita della McLaren e difficoltà degli altri tre top team, a produrre il risultato che abbiamo visto nelle prime 14 gare del 2025: un dominio totale della McLaren, che non ha avuto davvero nessun rivale con cui combattere.
Perciò, tanti complimenti ad Andrea Stella e tutto il team McLaren per il lavoro clamoroso che, da quasi ultima forza in pista nel 2023, li ha portati sul tetto del mondo della Formula 1 con ampio margine.
Fatta questa premessa, entriamo ora nel vivo di questo articolo, che si propone di fare una sorta di bilancio della prima metà di stagione del 2025, ripercorrendo le posizioni della classifica costruttori. Si analizzerà la situazione di ciascun team e il percorso condotto nel corso di un campionato che, alla vigilia della sua seconda metà, vede la McLaren come regina assoluta, Ferrari, Red Bull e Mercedes in costante affanno, una splendida Williams a capo del centro classifica, ma che deve stare attenta al ritorno di Aston Martin e Sauber, e una disastrosa Alpine come fanalino di coda.

L’ANALISI DEI TEAM
1. MCLAREN: IL RITORNO DEL DOMINIO DI WOKING
IL TEAM
11 vittorie in 14 gare, 7 doppiette, più del doppio dei punti in classifica rispetto al primo degli inseguitori: con questi numeri, la MCL39, nella storia della McLaren, è seconda soltanto alla MP4/4, quella vettura mostruosa che nel 1988 consentì a Senna e Prost di vincere 15 gare su 16 stagionali. Sono numeri pazzeschi, non tanto per la loro entità (la storia della Formula 1 ha visto domini anche più pesanti), quanto per il fatto che questo dominio è arrivato alla fine di un ciclo tecnico. Sia chiaro: la crescita della McLaren dal 2023 ad oggi è stata così veloce e devastante, che probabilmente tutti la davamo come favorita per il 2025. Va bene che nel 2024 la Ferrari ha tenuto aperto i giochi mondiali fino ad Abu Dhabi, ma è anche vero che quel titolo la McLaren lo avrebbe potuto portare a casa molto prima, se avesse fatto tutto alla perfezione.
Sin dai test pre-season del Bahrain 2025 si era capito che la McLaren sarebbe stato il team di riferimento per tutti: anche se nel giro secco da qualifica si era nascosta parecchio, la vera forza si era vista nella simulazione dei long run, grazie a un ritmo veloce e soprattutto molto costante.
L’inizio della stagione in Australia non ha fatto altro che confermare le sensazioni dei test: dominio in qualifica e dominio in gara, dove addirittura a metà corsa le due vetture avevano già circa 30 secondi di vantaggio su Verstappen. Le difficili circostanze degli ultimi giri, poi, con l’arrivo della pioggia e l’errore da parte di Oscar Piastri, hanno privato il team di una doppietta sicura, ma la vittoria di Lando Norris è stata la prima conquista di una prima metà stagione quasi perfetta.
Quasi perfetta, perché la McLaren non è stato sempre il team migliore in pista. In 14 gare, i papaya hanno subìto tre sconfitte: in Giappone e in Emilia Romagna, quando a vincere è stata la Red Bull di Verstappen, e in Canada, nel weekend dominato da Russell e dalla Mercedes. Proprio il Canada è stato il weekend più complicato per la McLaren, che non è salita nemmeno sul podio per la prima e unica volta in stagione, e ha visto addirittura il ritiro di Norris dopo lo scontro con Piastri. Se escludiamo questi tre Gran Premi, Norris e Piastri hanno sempre disposto della monoposto migliore in griglia. A Miami si è registrato il dominio più schiacciante, con oltre 40 secondi di vantaggio sul terzo classificato, ma anche in Spagna, Austria e Gran Bretagna, per esempio, la differenza con tutti gli altri team è stata abissale: il maggiore punto di forza della McLaren è stato nella gestione gomme durante la gara.
I PILOTI
Dopo un inizio di stagione che ha lasciato a Verstappen, soprattutto, ma anche a Russell, la speranza di poter tenere accesa la sfida mondiale, con il passare dei weekend è risultato sempre più chiaro che la battaglia per il titolo si sarebbe risolta in un duello tra i due piloti McLaren, Lando Norris e Oscar Piastri. La classifica di metà stagione vede Piastri leader con nove punti di vantaggio su Norris: una sfida molto accesa.
Complessivamente, Piastri si è dimostrato più concreto e meno incline all’errore, rispetto a un Norris, come sempre velocissimo, ma più “umano”, che ha commesso diversi errori e che ha trovato in Oscar un avversario durissimo. C’è stato un periodo, durante queste prime 14 gare, in cui Piastri sembrava addirittura quasi aver chiuso il mondiale, ovviamente non in termini di punti, ma per la grande costanza che ha saputo mantenere. Dopo lo scontro tra i due a Montréal, altro grave errore di Norris che, in fin dei conti, ha danneggiato solo la sua gara, Lando si è ripreso molto bene, vincendo tre gare su quattro (gare nelle quali, però, Piastri ha commesso a sua volta degli errori, alcuni anche gravi, come in Gran Bretagna).
CONCLUSIONI
Il bilancio di metà stagione per la McLaren non può che essere, dunque, estremamente positivo. La conquista del 10° titolo costruttori nella storia del team e del secondo consecutivo è ormai una formalità, mentre la sfida mondiale tra Oscar Piastri e Lando Norris è ancora apertissima e, potenzialmente, può tenerci compagnia fino al gran finale di Abu Dhabi. Entrambi hanno la grande occasione di diventare Campioni del Mondo di Formula 1 per la prima volta in carriera, sapendo anche che potrebbe essere un’occasione che non si ripeterà nel 2026, dato il rivoluzionario cambio di regolamento.

2. FERRARI: TRA SOGNI E INCUBI
IL TEAM
Credo che nessuno possa negarlo: la Ferrari è la più grande delusione di questo 2025. Delusione rispetto alle aspettative che il team stesso aveva creato e alimentato durante l’inverno, un “inverno da campioni”. Tra il fatto che Charles Leclerc, nella seconda metà del 2024, sia stato il pilota a raccogliere più punti di tutti, l’entusiasmo per un finale di stagione 2024 fantastico e il grande arrivo di Lewis Hamilton, intorno alla Ferrari si è creata un’attesa enorme. Attesa che poi, una volta messa in pista la nuova SF-25, è stata totalmente delusa, a causa di un grosso errore di progetto. La SF25 per mostrare il suo potenziale deve girare a una precisa altezza da terra. Il problema è che il retrotreno della vettura ha una struttura troppo poco rigida, con la conseguenza che, se la monoposto gira troppo bassa, il fondo tocca l’asfalto e il plank si consuma oltre il consentito. Per evitare la squalifica, dunque, occorre aumentare l’altezza da terra; ma, aumentando l’altezza, il fondo lavora male e la monoposto diventa poco competitiva e difficile da guidare. Questo problema era noto al team già da prima dell’inizio della stagione. Tuttavia, per risolverlo, o quantomeno contenerlo il più possibile, le modifiche da apportare alla monoposto avrebbero richiesto del tempo.
In Australia, primo weekend di gara della stagione, nella prima giornata di prove la Ferrari è risultata molto competitiva, vicina alla McLaren almeno sul giro secco. Ma poi, prima delle qualifiche, si è reso necessario aumentare l’altezza della vettura da terra per preservare il plank, e da quel momento la SF25 ha cambiato totalmente faccia: in qualifica, i due piloti sono 7° e 8°, in gara (condizionata dalla pioggia), addirittura 8° e 10°, con Lewis Hamilton che rimane per più di metà corsa dietro la Williams di Albon senza riuscire a superarla.
In Cina la Ferrari azzarda e corre con un’altezza da terra più bassa di quella di Melbourne. La scelta paga alla grande nella prima parte del weekend, con Hamilton che conquista sia la pole position sia la vittoria nella Sprint, dominando la gara breve. Il team sceglie di mantenere quell’altezza anche per il resto del fine settimana. Risultato: squalifica per entrambe le vetture dopo la gara, chiusa in 5° e 6° posizione. Il weekend di Shanghai, cominciato in modo storico, con la prima vittoria di Hamilton in Ferrari, si è così trasformato in un incubo per Maranello.
Nelle gare successive, la Ferrari deve sempre fare i conti con questo problema, cercando ogni volta il compromesso migliore tra prestazione e regolarità. Nei circuiti che presentano un asfalto più liscio si può azzardare di più (come in Arabia Saudita, dove Leclerc conquista il primo podio stagionale), mentre dove l’asfalto è sconnesso bisogna inevitabilmente correre ai ripari, sacrificando la pura performance (non è un caso che Miami sia stato il circuito peggiore per la Rossa). Perché a Monaco Leclerc si è giocato addirittura pole e vittoria? Perché tutti i team si sono trovati costretti ad alzare la monoposto per via delle sconnessioni dell’asfalto.
Nonostante tutti questi problemi, la Ferrari è comunque 2° in classifica costruttori, lontanissima dalla McLaren, va bene, ma comunque davanti sia a Red Bull sia a Mercedes. Come è possibile? Sicuramente le difficoltà avute da questi due team (poi ne parleremo) hanno influito, ma la Ferrari, nel corso della stagione, ha deciso di continuare lo sviluppo della SF25 cercando di risolvere sia il problema del plank, sia il problema dell’instabilità al posteriore. Così, in Austria è arrivata la prima parte di un grosso pacchetto di aggiornamenti: un nuovo fondo, che potesse lavorare bene anche ad altezze più elevate, generando comunque un sufficiente quantitativo di carico aerodinamico. I risultati si sono visti subito: Leclerc e Hamilton sono arrivati 3° e 4° al traguardo e la Ferrari si è dimostrata la seconda forza in pista dietro la McLaren. Addirittura, in Gran Bretagna la Ferrari sembrava candidata alla vittoria, ma poi la vettura ha perso tanta performance durante le qualifiche (per un problema legato all’idroguida, in seguito risolto) e in gara le due McLaren hanno fatto il vuoto sotto la pioggia.
In Belgio è arrivata la seconda parte del pacchetto di aggiornamenti: una nuova sospensione posteriore, introdotta per migliorare la stabilità e la guidabilità della vettura. Questo ha ulteriormente rafforzato il ruolo della Ferrari come seconda forza; addirittura, in Ungheria Leclerc ha conquistato la pole position e ha comandato per due terzi di gara, prima che un misterioso problema (danno al telaio o ancora problemi con il plank) lo facesse retrocedere in 4° posizione.
I PILOTI
Come sempre accade in Formula 1, valutare l’operato dei piloti significa rapportare le loro prestazioni al livello di performance del mezzo che hanno a disposizione. In questo senso, mi sento di dire che sia Charles Leclerc sia Lewis Hamilton hanno svolto un grande lavoro, traendo quasi sempre il massimo da ciò che la monoposto offriva.
La classifica di metà stagione li vede in 5° e 6° posizione, entrambi quindi dietro Verstappen e Russell, con Leclerc che conserva un vantaggio di 42 punti su Hamilton. Il confronto tra i due è quindi tutto a favore del monegasco, che probabilmente, in termini di concretezza e di velocità, sta correndo la stagione migliore della sua carriera. Soltanto in due occasioni Hamilton è riuscito a batterlo in gara: in Emilia Romagna, quando Charles è stato un po’ sfortunato con la strategia; in Gran Bretagna, weekend molto complicato per Leclerc e, invece, molto forte per il britannico. I cinque podi stagionali della Ferrari sono stati ottenuti tutti da Leclerc, mentre Hamilton non è ancora riuscito a conquistare il suo primo podio in Rosso (al netto della splendida vittoria della Sprint di Shanghai), pur essendoci andato tanto vicino a Silverstone, battuto di poco da uno straordinario Hulkenberg.
Se fino al weekend di Gran Bretagna, pur con un vantaggio di prestazioni da parte di Leclerc, i due non erano poi così distanti in termini di velocità, soprattutto in gara, con l’introduzione dell’ultimo aggiornamento, quello relativo alla sospensione posteriore, il gap tra i due si è aperto tantissimo a favore di Leclerc (che, infatti, ha ritrovato anche quella forza in qualifica che gli era mancata ad inizio stagioni), come se con gli aggiornamenti la vettura fosse andata nella direzione dello stile di guida di Charles. Gli ultimi due appuntamenti prima della sosta estiva, Belgio e Ungheria, sono stati disastrosi per Hamilton, specialmente in qualifica. Il campione britannico sembra essersi un po’ demoralizzato nel vedere così tanta differenza nei confronti di Leclerc; le sue dichiarazioni alla stampa hanno lasciato tutti basiti e preoccupati.
CONCLUSIONI
Il bilancio di metà stagione per la Ferrari è, per forza di cose, negativo, date le aspettative alla vigilia, ma è stato importante vedere una reazione da parte del team, che, introducendo degli aggiornamenti tecnici ben studiati ed efficaci, ha riportato la monoposto quantomeno al ruolo di seconda forza. L’obiettivo deve essere quindi quello di mantenere questo ruolo, alle spalle di McLaren, cercare di ottenere almeno una vittoria entro fine stagione (la Ferrari è l’unico top team che non ha ancora vinto una gara, Sprint di Cina a parte), e anche evitare che Hamilton sprofondi in modo irreversibile (per questo 2025), cercando allo stesso tempo di dare la possibilità a Leclerc di sfruttare al meglio le sue doti. Non è una situazione semplice, ma, grazie agli aggiornamenti, la stagione della Ferrari, seppur deludente, può essere in qualche modo salvata.

3. MERCEDES: LA VERA SECONDA FORZA
IL TEAM
Nella prima parte di questa stagione, Ferrari, Mercedes e Red Bull si sono giocate il ruolo di seconda forza alle spalle della McLaren, non tanto in termini di punti in classifica (la Red Bull, rispetto alle altre due, era più svantaggiata, perché ha potuto contare su un pilota soltanto), quanto in termini di prestazione pura. E in questa sfida, la Mercedes si è dimostrata complessivamente la vera seconda forza del campionato, almeno fino al weekend del Canada.
Nelle prime sei gare, George Russell ha conquistato quattro podi, mentre il rookie Andrea Kimi Antonelli, dopo il fantastico esordio a Melbourne, non è mai arrivato oltre la 6° posizione, con l’eccezione del Bahrain. Questo equilibrio si è però spezzato a partire dal weekend di Imola, quando un aggiornamento alla sospensione posteriore si è rivelato sbagliato, perché ha reso la monoposto meno competitiva e più complicata da guidare. Sempre da Imola, per alcune gare, la Mercedes, soprattutto con Antonelli, ma anche con Russell (a Monaco) ha sofferto anche di problemi di affidabilità.
Il weekend del Canada è stato senza dubbio il migliore per la Mercedes, che si è presa la scena come prima forza in pista, grazie alla vittoria di Russell e il primo podio in carriera per Antonelli, ma è stato solo un attimo di gioia all’interno di un periodo difficile. Da Imola al Belgio, Antonelli per sei weekend non è andato a punti e si è ritirato quattro volte, mentre Russell, fatta eccezione per la vittoria a Montréal, non è più salito sul podio.
In Ungheria, per cercare di migliorare la situazione e rendere la vettura più guidabile, è stata rimontata la specifica della sospensione posteriore pre-Imola ed effettivamente i risultati non hanno tardato ad arrivare. In qualifica Russell ha sfiorato il tempo pole di Leclerc, mentre in gara ha conquistato il suo 6° podio stagionale, e Antonelli è riuscito finalmente a tornare in zona punti.
PILOTI
Così come Leclerc, anche George Russell sta disputando in questo 2025 la stagione migliore della sua carriera. Estremamente solido e concreto, sempre velocissimo e autore di pochissimi errori, il britannico, dopo i due McLaren, è il pilota che ha conquistato il maggior numero di podi, uno in più rispetto a Verstappen. In classifica è 4°, con un vantaggio di 21 punti su Leclerc e con appena 15 punti di ritardo su Verstappen. La vittoria in Canada è stata poi la ciliegina sulla torta di una prima parte di stagione davvero ottima. Concludere il campionato in top 3, e quindi essere il primo dopo i due piloti McLaren, sarebbe davvero fantastico per George, in attesa di guidare una monoposto che gli permetta di lottare per il titolo.
Dall’altra parte del box c’è Andrea Kimi Antonelli, il giovane diciottenne bolognese che sta disputando la sua stagione d’esordio in Formula 1. Lo abbiamo detto tante volte: far esordire Kimi subito in un top team, per sostituire sir Lewis Hamilton, è stato un grande azzardo da parte di Toto Wolff. Ma conosciamo bene il manager austriaco e sappiamo che le sue decisioni sono sempre molto precise e, soprattutto, supportate da fatti concreti. Che Antonelli fosse un fenomeno lo si sapeva già dalle sue prime apparizioni con i kart. L’esordio in Australia, quando, partito 16° ha stupito tutti arrivando 4° a ridosso di Russell, ne è stata una piacevole conferma. In realtà, le prime sei gare della stagione sono state tutte positive per l’italiano, che non è arrivato mai oltre la 6° posizione, tranne in Bahrain, dove però è stato penalizzato dalla strategia del team. Il weekend di Miami è stato, insieme al Canada, il suo migliore, soprattutto per la velocità in qualifica: pole position sorprendente nelle Shootout e 3° nelle qualifiche del sabato; in entrambi i casi, più veloce di Russell. Il weekend del Canada lo ha visto conquistare il suo primo podio in carriera, ma è stato anche una bolla di felicità all’interno di un periodo molto difficile, durante il quale Kimi è stato molto sfortunato, ma ha anche commesso alcuni errori, soprattutto in qualifica. L’errore peggiore è stato quello dell’Austria, quando al primo giro ha sbagliato completamente la staccata di curva 3, centrando in pieno l’incolpevole Verstappen. In Ungheria, nonostante un’altra difficile qualifica, è riuscito quantomeno a tornare a punti.
CONCLUSIONI
Nelle prime gare della seconda parte di stagione, la Mercedes dovrà verificare se effettivamente la “retromarcia” alla vecchia sospensione abbia risolto i problemi di guidabilità della monoposto. La battaglia per il secondo posto con la Ferrari è ancora viva, anche se la Rossa sembra essere diventata adesso stabile seconda forza, e l’obiettivo è quello di terminare il campionato alle spalle della sola McLaren. Per Russell sarebbe un ottimo risultato arrivare 3° in classifica, davanti a Verstappen, mentre Antonelli deve continuare a crescere e fare esperienza, e magari cominciare a dare fastidio a George quando riesce. I due piloti dovrebbero comunque essere vicini al rinnovo anche per il 2026, perché l’ipotesi Verstappen, almeno per la prossima stagione, ormai non è più concretizzabile.

4. RED BULL: AGGRAPPATA CON LE UNGHIE A MAX!
IL TEAM
Dopo gli anni d’oro 2021-2022-2023 e il titolo mondiale vinto da Max Verstappen nel 2024, il 2025 ha sancito definitivamente la fine dell’era Red Bull. Emblematico è stato il Gran Premio d’Australia, quando Verstappen ha cercato in tutti i modi di restare aggrappato alla McLaren di Norris, ma poi si è dovuto arrendere alla superiorità della monoposto papaya.
Quest’anno la Red Bull ha vissuto la stagione più complicata della sua storia. Oltre a una vettura buona solo in determinate circostanze, e comunque solo nelle mani di Verstappen e il problema della non competitività del secondo pilota, si è aggiunto anche un terzo fattore molto pesante. Infatti, la lotta di potere ai vertici del team tra Christian Horner e la fazione austriaca, che sembrava essersi risolta a favore del primo, in realtà è riesplosa durante questo campionato, fino a portare addirittura al licenziamento di Horner, che ricopriva il ruolo di Team Principal dal 2005, anno di nascita del team. Il suo sostituito Laurent Mekies si è ritrovato così alla guida di un team da ricostruire.
Un team che vede in Max Verstappen il suo unico faro, dato che la sostituzione di Sergio Perez con Liam Lawson si è rivelata un incredibile fallimento, in quanto il neozelandese, dopo soltanto due weekend, è stato a sua volta accompagnato alla porta. Anche Yuki Tsunoda, arrivato in Red Bull in occasione del suo weekend di casa a Suzuka, dopo alcuni weekend promettenti, è caduto nella debacle del secondo pilota, come era accaduto, prima di lui, a Pierre Gasly, Alexander Albon, Sergio Perez e Liam Lawson.
La RB21, con alla guida Verstappen, è stata competitiva ad inizio campionato: Max ha conquistato la vittoria in Giappone e a Imola, battendo entrambe le McLaren, ed è salito sul podio in altre tre occasioni. Ma i sogni mondiali dell’olandese sono durati poco: ben presto, si è reso conto di non avere i mezzi per combattere contro le McLaren e di non poter fare miracoli. Con la Ferrari e la Mercedes in rimonta, la Red Bull ha dovuto accettare la realtà dei fatti: essere la quarta forza del mondiale.
I PILOTI
Come detto, il problema del secondo pilota per la Red Bull è ancora un grosso problema. Fino a quando la vettura era dominante, Verstappen era in grado di fare tutto da solo, addirittura di vincere un titolo costruttori da solo. Ma adesso che la McLaren si è presa tutta la scena e Ferrari e Mercedes sono ormai costantemente superiori, l’assenza di un secondo pilota in grado di portare a casa dei punti si fa sentire tanto.
Liam Lawson, oggettivamente, ha avuto troppo poco tempo a disposizione per mostrare tutto il suo potenziale. È vero che i suoi due weekend in Australia e Cina sono stati pessimi, perché non si è mai schiodato dalle ultime posizioni, ma non ha avuto probabilmente nemmeno il tempo necessario per familiarizzare con la vettura.
Comunque, Lawson è stato subito retrocesso in Racing Bulls e al suo posto, dal round del Giappone, è stato promosso Yuki Tsunoda. Ecco, il percorso di Yuki nella sua avventura in Red Bull è stato particolare, perché non è cominciato affatto male. Dopo un 12° posto a Suzuka, è arrivato un 9° posto in Bahrain e poi altri tre piazzamenti a punti: nella Sprint e nella gara domenicale di Miami, e ad Imola. Sembrava quindi che finalmente la Red Bull avesse trovato un secondo pilota in grado di portare dei punti. E invece, anche il buon Yuki è entrato in un tunnel di performance negative e non è riuscito più ad accedere alla top 10. Quantomeno, è riuscito sempre a vedere la bandiera a scacchi e ha fatto pochissimi incidenti.
194 sono i punti accumulati dalla Red Bull in questa prima metà di stagione: di questi, 187 sono stati ottenuti da Max Verstappen. Un dato significativo, che fa capire quanto il team sia Max-dipendente. Se non ci fosse Verstappen, la Red Bull a questo punto della stagione sarebbe ultima in classifica costruttori, anche dietro l’Alpine. Max, non lo scopriamo oggi, è un animale da pista e ha la capacità di estrarre il massimo dalla monoposto ogni volta. La vittoria in Giappone e nella Sprint del Belgio sono entrambe quasi totalmente merito suo (in Giappone grazie a una pole position spaziale, in Belgio grazie ad una tattica di guida da professore), mentre ad Imola la Red Bull è stata davvero la monoposto migliore in pista, addirittura stranamente dominante. Per il resto, la costanza di Max nei risultati non si discute, anche se in Spagna poteva evitare quella difesa esagerata su Russell con annessa penalità che lo ha fatto scivolare in 10° posizione.
CONCLUSIONI
Il weekend di Budapest è stato il peggiore di questa stagione per la Red Bull ed è molto preoccupante in ottica futura, ma sicuramente è stato legato anche ad un fattore pista. Alla ripresa del campionato, sarà interessante capire da quale livello di performance ripartirà la monoposto e se sarà sufficiente affinché Verstappen mantenga la 3° posizione in classifica piloti. Un ritorno alla vittoria di una gara della domenica non sarà semplice, perché oltre alla McLaren anche la Ferrari sembra superiore nel passo, ma magari Max potrà inventarsi qualche magia. Per quanto riguarda Tsunoda, sarà interessante vedere se riuscirà a tornare alle prestazioni delle prime gare, quantomeno per mantenersi in top 10 con più costanza possibile.

5. WILLIAMS: LA LEADER DEL CENTRO GRUPPO
IL TEAM
Il miglioramento di performance della Williams dal 2024 al 2025 è stato clamoroso. Un lavoro di sviluppo tanto efficace da portarla da penultima forza nel 2024 a quinta forza già dalla prima gara del 2025. In 14 gare, soltanto cinque volte non sono arrivati punti: ciò le ha permesso subito di assumere pesantemente la leadership del centro gruppo.
Soprattutto Alexander Albon è stato autore di gare spettacolari, grazie alle quali ha ottenuto punti pesantissimi, mentre il nuovo arrivato Carlos Sainz ha avuto necessità di un primo periodo di adattamento. Il problema per la Williams è stata la reazione dei team che stavano dietro in classifica, in particolare Sauber e Aston Marin, che negli ultimi weekend prima della pausa hanno fatto notevoli passi avanti, mentre il team di Grove è sembrato un po’ in affanno, soprattutto in termini di aggiornamenti. La grande costanza delle prime gare, però, le consente ancora di godere di un margine rassicurante sulla 6° classificata.
I PILOTI
Dopo l’ottimo 2024, Alexander Albon sembra essere cresciuto ancora e tanto, non in termini di velocità pura (perché è sempre stato molto veloce), quanto per la costanza e la gestione del ritmo in gara. L’8° posizione in classifica piloti, a soli 10 punti da un “top driver”, Antonelli, racconta di un Albon in una forma smagliante, che per il momento sta annichilendo un pilota esperto e velocissimo come Sainz. In 14 gare sono 9 gli arrivi a punti di Albon: cinque di essi all’interno della top 7, tre volte in top 5, il che significa essere ampiamente all’interno del gruppo dei top. La stagione di Alex è da incorniciare.
Soltanto 16° in classifica piloti è, invece, Carlos Sainz, con appena 16 punti all’attivo, 38 in meno rispetto ad Albon. Sebbene il primo piazzamento a punti sia arrivato abbastanza presto, a Shanghai, le prestazioni di Carlos sono state sempre un po’ deludenti. Sicuramente dovrà trovare maggiore velocità nella seconda parte di stagione, perché per il momento la differenza con il compagno di squadra è ancora troppa.
CONCLUSIONI
Negli ultimi weekend prima della pausa, la Williams sembra essere un po’ calata a livello prestazionale. La 5° posizione in classifica è ancora salda nelle mani del team di Grove, ma deve fare attenzione al grande ritorno della Sauber e anche all’Aston Martin, che, quando indovina il weekend giusto, è capace di guadagnare davvero tanti punti.

6. ASTON MARTIN: TESTA GIÀ AL 2026
IL TEAM
Dopo un entusiasmante 2023, un 2024 passato a limitare i danni, il 2025 si configura per l’Aston Martin come una stagione di passaggio. Adrian Newey, arrivato alla corte di Lawrence Stroll nel mese di maggio, ha da subito dichiarato di essere concentrato full time sulla rivoluzione del 2026 e che non avrebbe messo mano alla vettura di quest’anno. Effettivamente, il programma di aggiornamenti dedicati alla AMR25, vagliato prima dell’inizio del campionato, non è stato modificato più di tanto, segno che per quest’anno la vettura subirà le modifiche già previste ad inizio anno e nulla più.
L’inizio della stagione è stato deludente; tranne i punti raccolti da Stroll in Australia e in Cina, fino al round di Monaco i due piloti non sono più andati a punti. Un miglioramento della situazione si è registrato a partire dalla Spagna, quando la vettura è stata finalmente aggiornata. Tranne il brutto weekend del Belgio, gli arrivi in top 10 sono diventati la norma e, addirittura, in Ungheria l’Aston Martin è stata la quarta forza in pista, dietro solo McLaren, Ferrari e Mercedes. Grazie al 5° e 7° posto ottenuti in Ungheria, il team è balzato al 6° posto in classifica.
I PILOTI
Fernando Alonso, se escludiamo la sua stagione d’esordio, non aveva mai vissuto un inizio di campionato così complicato. Nelle prime otto gare, non è riuscito nemmeno una volta a conquistare la zona punti: il risultato migliore è stato l’11° posto di Giappone, Arabia Saudita e Imola, mentre in tre occasioni non ha terminato la gara. Dalla Spagna, il mondiale del quarantaquattrenne spagnolo si è sbloccato: in 6 gare, 5 volte è arrivato in zona punti e in Ungheria ha tagliato il traguardo in 5° posizione. In classifica piloti ora si trova 11°, a pari punti con il suo compagno di squadra Lance Stroll.
Al contrario di Alonso, il campionato di Lance Stroll è cominciato alla grande, con un bellissimo 6° posto in Australia e un 9° posto in Cina. Poi, in realtà, il rendimento del pilota canadese è peggiorato parecchio: in Giappone è arrivato addirittura ultimo al traguardo, e fino al round di Silverstone non ha conquistato nemmeno un punto. È tornato in top 10, peraltro con due ottimi 7° posti, in Gran Bretagna e in Ungheria. In classifica occupa la 12° posizione.
CONCLUSIONI
La 6° posizione in classifica costruttori, conquistata grazie all’ottimo weekend di Budapest, non sarà semplice da difendere, data la crescente competitività della Sauber e una Racing Bulls che, fino a questo momento, non ha raccolto i risultati che avrebbe potuto in base alle sue potenzialità. Abbiamo però visto che, quando la monoposto è competitiva, i due piloti rispondono presente, con un Stroll che sembra essere molto più concreto rispetto alle passate stagioni.

7. SAUBER: LA SORPRESA DI QUESTA STAGIONE
IL TEAM
Il 2024 della Sauber era stato un anno pessimo: soltanto 4 punti conquistati in 24 gare e ultima posizione con distacco in classifica costruttori. Anche il 2025, al netto della splendida 7° posizione di Nico Hulkenberg al termine della pazza gara di Melbourne, è cominciato in maniera molto deludente per il team svizzero: dalla Cina a Monaco nessun piazzamento a punti e addirittura una squalifica per usura del plank della vettura di Hulkenberg in Bahrain.
La stagione della Sauber ha subìto una svolta sorprendente a partire dal Gran Premio di Spagna, quando sono stati introdotti degli importanti aggiornamenti, tra cui il nuovo fondo. I risultati sono stati immediati: a Barcellona, Hulkenberg ha conquistato un'eccezionale 5° posizione, addirittura davanti alla Ferrari di Hamilton. Da quel momento, la Sauber si è trasformata da monoposto da fondo classifica a monoposto stabile nella lotta di centro gruppo. Dalla Spagna all’Ungheria, almeno uno dei due piloti è sempre andato a punti. L’inaspettato podio di Hulkenberg in Gran Bretagna (primo podio in carriera per il tedesco, primo podio della Sauber dopo 12 anni) è stato senza dubbio il momento top di questo inizio di stagione.
I PILOTI
In classifica piloti, Nico Hulkenberg è addirittura all’interno della top 10, in 9° posizione: un piazzamento estremamente positivo. Nico, in 14 gare, è arrivato 5 volte a punti: 7° in Australia, 5° in Spagna, 8° in Canada, 9° in Austria e 3° in Gran Bretagna. Il podio di Silverstone è stato un risultato straordinario, uno di quei traguardi che anche gli avversari festeggiano. Dopo 239 gare, il digiuno più lungo della storia, il tedesco ha ottenuto il suo primo podio in carriera, al termine di una gara splendida. Le ultime due gare prima della pausa, Belgio e Ungheria, tuttavia, hanno visto un Bortoleto più pimpante, rispetto al più esperto Hulkenberg.
Gabriel Bortoleto occupa, invece, la 16° posizione in classifica. La sua prima parte di stagione è stata un po’ complicata, ma c’era da aspettarselo, considerando che lui è un rookie e che prima di Barcellona la vettura non era affatto competitiva. L’aspetto positivo della sua stagione, oltre al fatto che ha commesso davvero pochi errori e soltanto tre volte si è dovuto ritirare, è che il suo è stato un percorso graduale. Gara dopo gara, le sue performance sono migliorate sempre di più e piano piano si è avvicinato alla top 10. In Austria sono arrivati i primi punti stagionali, grazie all’8° posizione, e l’appuntamento con la top 10 è diventato fisso, dato che anche in Belgio e Ungheria sono arrivati punti importanti. L’Ungheria è stato senza dubbio il suo weekend migliore, chiuso in una splendida 6° posizione. Insomma, il talento di Gabriel è enorme, ma non avevamo dubbi: lui è uno di quelli, come Leclerc, Russell, Piastri, che ha vinto al primo colpo Formula 3 e Formula 2, e non per caso.
CONCLUSIONI
Da fanalino di coda della passata stagione, la Sauber sta piano piano risalendo la china, grazie ad un grande lavoro di sviluppo e di ottimizzazione dei risultati, diretto dal Team Principal Mattia Binotto. Essere in corsa per la 6° posizione nel campionato costruttori era impronosticabile ad inizio anno, e invece il team svizzero è stato capace di rinascere, inserendosi ormai definitivamente nella lotta per i punti. Quale modo migliore per accogliere Audi nel 2026?

8. RACING BULLS: TANTO POTENZIALE, POCHI RISULTATI
IL TEAM
La Racing Bulls, come potenziale, già da inizio stagione avrebbe potuto lottare con la Williams per il ruolo di quinta forza, subito alle spalle dei top team. La monoposto, infatti, è stata da subito molto buona, semplice da guidare, e si è adattata a quasi tutte le piste. Il problema è che tra errori dei piloti e strategie sbagliate, sono stati conquistati troppi pochi punti rispetto a quanti se ne potessero ottenere. Nelle prime due gare, per esempio, il team ha ottenuto soltanto due punti, grazie al 6° posto di Tsunoda nella Sprint di Shanghai, ma gli errori di strategia sono costati una quantità di punti di gran lunga maggiore.
Nelle gare successive, la situazione è migliorata parecchio: il mondo ha scoperto il talento di Isack Hadjar, il rookie francese maledettamente veloce, in grado di portare la VCARB02 più volte in top 10. Tuttavia, in quello stesso periodo, il rientrante Lawson ha necessitato di parecchie gare per uscire dal tunnel di prestazioni negative, e quindi il suo apporto in termini di punti, fino alla gara di Miami, è stato praticamente nullo.
I PILOTI
Yuki Tsunoda ha corso soltanto due gare con il team di Faenza, prima della chiamata di Helmut Marko per andare in Red Bull. La sua Sprint in Cina è stata fantastica, perché è arrivato 6°, davanti a una Mercedes e una McLaren, ma purtroppo, pur avendo la possibilità di conquistare punti sia in Australia sia nella gara della domenica in Cina, non ci è riuscito a causa degli errori di strategia del team.
Isack Hadjar, in termini di costanza di risultati, è stato il miglior rookie della prima parte di stagione insieme a Kimi Antonelli, pur essendo stato il rookie meno atteso alla vigilia. Pur avendo meno esperienza di Lawson, gli è stato costantemente davanti, e non di poco. Ha conquistato punti iridati in cinque gare e nella Sprint del Belgio, e come miglior risultato ha all’attivo un fantastico 6° posto in Austria. Nelle ultime gare prima della sosta, invece, le sue prestazioni sono un po’ calate e non è più riuscito ad andare a punti, ritirandosi in Gran Bretagna, dopo il tamponamento su Antonelli. Però la stagione di Isack, pur essendo cominciata male in Australia, con il ritiro prima della partenza e le lacrime in pit lane, è sicuramente da incorniciare. In classifica piloti occupa ora il 13° posto, subito dietro il duo dell’Aston Martin.
Liam Lawson, dopo la terribile esperienza in Red Bull, ha avuto bisogno di un lungo periodo di ripresa, durante il quale Hadjar gli è stato abbondantemente davanti. Dal Giappone ad Imola, il suo risultato migliore è stato un 12° posto, ma il Lawson estremamente veloce che avevamo ammirato nel 2024 sembrava purtroppo ormai soltanto un ricordo. Invece, il neozelandese è riuscito a riemergere da questo periodo difficile, e dal weekend di Monaco (dove ha conquistato i suoi primi punti stagionali) le sue prestazioni sono nettamente migliorate. Dopo l’8° posizione di Monaco, ha colto una splendida 6° posizione in Austria e ancora un’8° in Belgio e in Ungheria. In classifica piloti si trova così 15°, con solo due punti di ritardo da Hadjar.
CONCLUSIONI
Come abbiamo visto, dunque, l’8° posizione in classifica costruttori non rispecchia il vero potenziale della Racing Bulls, una monoposto in grado di lottare quasi sempre per i punti. Per la seconda parte di stagione servirà allora più costanza nei risultati, sia da parte di entrambi i piloti, sia da parte delle scelte strategiche del team. L’obiettivo 5° posizione è un po’ complicato da raggiungere, dato che la Williams ha ancora 25 punti di vantaggio e ci sono anche Aston Martin e Sauber da superare, ma il potenziale per farlo c’è e i piloti stanno rispondendo quasi sempre presente.

9. HAAS: UN’ALTALENA DI PRESTAZIONI
IL TEAM
La Haas è stato il team più incostante di questa prima parte di stagione. Prestazioni eccellenti si sono alternate a deludenti crolli di performance e numerosi errori dei piloti. A causa di questa incostanza, nella lotta di centro gruppo (che quest’anno è davvero serrata), la Haas risulta essere il penultimo team in classifica costruttori, davanti soltanto all’Alpine. Solo in tre occasioni il team ha visto arrivare entrambi i piloti a punti, e tante volte sono giunti a un passo dalla top 10, senza però accedervi. Il weekend migliore è stato quello di Shanghai, quando, anche grazie alla doppia squalifica Ferrari, hanno conquistato la 5° e l’8° posizione. In Belgio, invece, dopo una fantastica Sprint, chiusa in 5° e 7° posizione, nella gara della domenica ancora una volta i due piloti sono arrivati appena fuori dai punti. Davvero troppa incostanza, e questo non è positivo per la situazione in classifica.
PILOTI
La Haas dispone di una delle coppie piloti più forti del lotto. Esteban Ocon, al suo primo anno in Haas, si trova 10° in classifica piloti. Ha avuto degli ottimi momenti, in cui la sua grande esperienza l’ha aiutato a gestire delle situazioni non semplici. Quando la monoposto è stata competitiva, il francese è stato quasi sempre molto concreto e veloce. Per lui, sono cinque i piazzamenti a punti; il risultato migliore è il 5° posto in Cina, ma è ottima anche la 7° posizione a Monaco.
Oliver Bearman è un rookie dal talento cristallino, estremamente veloce e competitivo, ma questo già lo sapevamo. In questa prima parte di stagione è stato un po’ troppo incline all’errore, ma ha anche subìto delle penalità discutibili, come a Monaco. È arrivato per tre volte di seguito a punti, tra l’altro proprio all’inizio della stagione, e quattro volte consecutive in 11° posizione, a un passo dalla top 10. Il suo bilancio è, senza dubbio, positivo, ma deve maturare ancora un po’.
CONCLUSIONI
Il bilancio complessivo della Haas, però, è negativo: la 9° posizione in campionato racconta di una stagione difficile. Per il momento, il team americano non è in lotta per la leadership del centro gruppo, lontano 35 punti dalla Williams. La concorrenza è tanta e agguerrita, ma serve una svolta, quantomeno per guadagnare qualche posizione in classifica.

10. ALPINE: LO SPETTRO DELLA LEGGENDARIA RENAULT
IL TEAM
Dopo un 2024 molto deludente, ma salvato dal magico doppio podio del Brasile, per l’Alpine le difficoltà sono aumentate in questo 2025. La squadra francese ha vissuto una prima parte di stagione terribile, non solo per i risultati in pista, ma anche per la situazione ai vertici del team. Oliver Oakes, che era stato scelto da Flavio Briatore nel 2023 e sembrava dovesse cominciare una lunga carriera come Team Principal data la sua giovane età, si è dimesso alla vigilia del weekend di Imola, e Briatore ha preso così le redini di un team totalmente da ricostruire.
Sappiamo che dal 2026 l’Alpine diventerà un cliente Mercedes, ma fino a quest’anno è stato un team “autonomo”, al pari di Ferrari e, appunto, Mercedes. In questi anni, però, qualcosa non ha funzionato, perché l’obiettivo di entrare nella lotta dei top team non è mai stato raggiunto. Anche quest’anno la monoposto non è mai stata davvero competitiva e solo in poche occasioni Gasly è riuscito a racimolare qualche punto. La situazione secondo pilota è, invece, disastrosa, con Doohan che non ha convinto e Colapinto che non riesce ad ingranare.
I PILOTI
Pierre Gasly è l’unica ancora di salvezza del team, dato che i 20 punti che per il momento conta l’Alpine sono arrivati esclusivamente da lui. Pierre è giunto cinque volte in zona punti, inclusa la Sprint di Miami, e con il suo talento fa il possibile per tenere alto il nome del team. In classifica piloti si trova in 14° posizione, a due punti di distacco da Hadjar e a pari punti con Lawson.
A Jack Doohan sono state date sei gare di tempo per guadagnarsi la fiducia della squadra: non ha superato l’esame. Ha commesso alcuni errori gravi e il suo risultato migliore è il 13° posto ottenuto in Cina, ma probabilmente si meritava qualche possibilità in più, perché qualche lampo di velocità c’è stato. Non è affatto detto che la sua carriera in Formula 1 sia terminata, vedendo anche quello che non sta riuscendo a fare Colapinto.
Il ritorno di Franco Colapinto in Formula 1 era attesissimo: tutti si ricordavano il talento argentino che ha esordito con la Williams a metà 2024 e che ha fatto innamorare milioni di appassionati in tutto il mondo, soprattutto in Argentina. Invece, il suo secondo esordio è stato molto deludente, totalmente al di sotto delle aspettative. Non è da escludere che l’incidente nelle qualifiche di Imola gli abbia tolto subito molta fiducia, ma Franco, in otto gare, non si è mai avvicinato alla zona punti. A suo favore, c’è da dire che per due volte è riuscito a battere Gasly in gara, ma mai in modo eclatante e comunque sempre all’interno della bassa classifica.
CONCLUSIONI
Il bilancio di metà stagione per l’Alpine è tremendamente negativo. La monoposto è poco competitiva e, mentre Gasly riesce, in determinate occasioni, a fare la differenza e portare a casa qualche punto, Colapinto non è ancora riuscito a tornare ai livelli a cui ci aveva abituato alla fine del 2024. Sarebbe un vero peccato se, nell’ultimo anno di attività del reparto motori Renault dedicato alla Formula 1, l’Alpine chiudesse la stagione in ultima posizione.

APPUNTAMENTO IN OLANDA: SI RIPARTE!
Siamo arrivati al termine del bilancio di metà stagione 2025, un viaggio che ha ripercorso la classifica costruttori e dedicato ad ognuno dei dieci team uno spazio per valutare il loro operato nel corso delle prime 14 gare dell’anno e per guardare al futuro, agli obiettivi della seconda parte di mondiale.
Il circus ora è in vacanza, per la tradizionale pausa estiva di agosto, ma si sta preparando per il ritorno in pista. Nel weekend del 31 agosto si ripartirà con le emozioni della Formula 1: sul Circuit Zandvoort è tutto pronto per la 35° Edizione del Gran Premio d’Olanda, la prima delle dieci tappe che ci porteranno verso il finale di stagione.
La McLaren è ormai prossima alla conquista del suo secondo titolo costruttori consecutivo, ma la seconda parte della stagione sarà sicuramente infiammata dalla sfida tra Lando Norris e Oscar Piastri, nella speranza che il team li lasci liberi di lottare, non avendo più preoccupazioni per quanto riguarda la classifica costruttori. Chi dei due riuscirà a diventare Campione del Mondo per la prima volta in carriera? Per gli altri rimarranno soltanto le briciole, o ci sarà qualche possibilità di successo? Lo scopriremo soltanto vivendo le mille emozioni che ogni anno, ormai dal 1950, ci regala la Formula 1, la massima categoria del motorsport a quattro ruote.
