QUANDO LA FORMULA 1 DIVENTA “ABSOLUTE CINEMA”:
LA FOLLE DOMENICA DEL PRINCIPE OLIVIER PANIS
INTRODUZIONE
Domenica 19 maggio 1996. Il Circuit de Monaco ospita la 54° Edizione del Gran Premio di Monaco, 6° round del Campionato del Mondo di Formula 1 1996.
Il Circuit de Monaco è conosciuto, oltre che per la sua storia leggendaria, anche per il fatto di essere teatro di gare spesso monotone, prive di emozioni, quasi noiose, il cui risultato dipende fortemente dalla qualifica del sabato. Ma quando sul Principato arriva la pioggia, la gara della domenica diventa una vera e propria roulette russa, e nulla è più scontato. Questo è il racconto di uno dei più folli Gran Premi nella storia di Monaco. Una gara indimenticabile, ricca di colpi di scena, in cui a trionfare è stato un autentico outsider.
IL CAMPIONATO DEL 1996: WILLIAMS DOMINA, FERRARI COSTRUISCE
Alla vigilia del Campionato 1996, la Formula 1 è scossa da alcuni pesanti movimenti di mercato. Il Campione del Mondo in carica Michael Schumacher ha lasciato la Benetton per sposare la causa Ferrari. Il Cavallino sta vivendo un periodo complicato della sua storia sportiva: solo due titoli costruttori conquistati dall’inizio degli anni ’80, e una marea di delusioni. Dal 1993 in squadra c’è Jean Todt, nel ruolo di direttore generale, ma con Schumacher arriva quel pilota che serve al team per tornare ai fasti di un tempo. Al fianco del tedesco, la Rossa ingaggia l’irlandese Eddie Irvine, mentre i due ex ferraristi Jean Alesi e Gerhard Berger passano in coppia alla Benetton. In Williams si incontrano due figli d’arte: al fianco del confermato Damon Hill, erede della leggenda Graham Hill, arriva l’esordiente Jacques Villeneuve, figlio dell’indimenticabile Gilles. In McLaren, l’altro importante team inglese, David Coulthard raggiunge il confermato Mika Hakkinen.
Fin dai primi chilometri della stagione risulta chiaro a tutti che il team da battere per il 1996 sarà la Williams. La FW18 sbaraglia la concorrenza con la sua velocità dominante e una coppia di piloti molto affidabile e competitiva. Alla prima gara stagionale, in Australia è subito doppietta, con Hill trionfante davanti a un ottimo Villeneuve. La Ferrari, nonostante il ritiro di Schumacher per un guasto ai freni, è sul podio grazie alla buona gara di Irvine, davanti alla Benetton di Berger e alla McLaren di Hakkinen. Hill fa sue anche le domeniche di Interlagos e Buenos Aires, per un inizio di stagione idilliaco. Villeneuve, ritiratosi in Brasile, trionfa al Nurburgring, cogliendo la sua prima vittoria in carriera e recuperando qualche punto in classifica sul compagno di squadra. I ruoli si invertono nel weekend successivo: a Imola Hill torna al successo, mentre Villeneuve è solo 11°, dopo una foratura nei primi metri di gara. Contro una Williams così forte, gli avversari non possono fare altro che lottare per le briciole. In Brasile, oltre a Hill, sul podio salgono anche Alesi e Schumacher. Il francese della Benetton è 3° anche in Argentina, mentre al Nurburgring Schumacher è 2° e precede Coulthard. Il tedesco è sul podio anche ad Imola, in compagnia di Hill e Berger.
Alla vigilia del weekend più glamour dell’anno, quello di Monte Carlo, la classifica parla chiaro. Tra i piloti, a dominare la scena è Hill, con un vantaggio di 21 punti su Villeneuve e 27 su Schumacher. La Williams, tra i costruttori, sembra ormai irraggiungibile, forte di un vantaggio di 40 punti sulla Ferrari e 47 sulla Benetton.
COMINCIA IL WEEKEND DI MONACO: SCHUMACHER FA SOGNARE I TIFOSI FERRARI
In occasione dell’edizione 1996, il Circuit de Monaco viene totalmente riasfaltato, vengono apportate migliorie per la sicurezza e vengono aggiunti 300 posti a sedere sulle tribune.
Durante le prove libere del giovedì, sorprendono le McLaren, con Hakkinen che piazza il miglior tempo, e Coulthard in 3° posizione. Tra i due si inserisce Hill, mentre Villeneuve è solo 7°. Il canadese, che non correva a Monaco da diversi anni, afferma di avere difficoltà a adattarsi alle stradine del Principato. In top 10 non è presente la Ferrari: Schumacher è 11°, Irvine addirittura 17°. Il tedesco, tuttavia, è ottimista per il resto del weekend, avendo girato praticamente solo con pieno di carburante e avendo risparmiato un treno di gomme nuove.
Sabato è tempo di qualifica. Il cielo è coperto e alcuni piloti, temendo l’arrivo della pioggia, scendono subito in pista per segnare un tempo. Tra questi c’è anche Schumacher, che si piazza subito in 1° posizione e sembra avere la pole position in tasca. Tuttavia, la pioggia non arriva, e tutti gli altri piloti scendono regolarmente in pista. Hill, dopo vari tentativi, riesce a battere il tempo del tedesco. Ma Schumacher, montate gomme nuove, si riprende di forza la testa della graduatoria a nove minuti dal termine della sessione, costruendo il suo vantaggio principalmente nel tratto delle Piscine.
È pole position per Schumacher, l’11° in carriera e la 2° consecutiva con la Ferrari, dopo quella ottenuta a Imola. In prima fila con il tedesco partirà Hill; poi, in seconda fila, le due Benetton di Alesi e Berger, che precedono la McLaren di Coulthard. Irvine, con l’altra Ferrari, è 7°, dietro uno splendido Barrichello con la Jordan. Male Villeneuve, solo 10°, ancora in difficoltà con la sua Williams. Delusione anche in casa Ligier, con Panis solo 14°, frenato da alcuni problemi al motore, e Diniz 17°.
Cala la notte a Monaco, e la mattina seguente i piloti sono impegnati nel consueto warm up. A sorpresa, la monoposto più veloce in pista è la Ligier di Panis: il francese rifila tre decimi a Hakkinen e quasi mezzo secondo a Schumacher. Sembra un lampo di velocità destinato a non lasciare il segno, un fuoco di paglia. In realtà, è un presagio di ciò che quella folle domenica di Monaco ha in serbo per tutti gli appassionati.
Poche ore dopo il warm-up, sul Circuit de Monaco si scatena un violento acquazzone, e la direzione gara consente un’altra breve sessione di warm-up, dato che nel corso del weekend i piloti non avevano ancora corso in condizioni di pista bagnata. Ed ecco subito i primi incidenti di giornata: Andrea Montermini, pilota della Forti, è il primo ritirato della gara, ancor prima che essa abbia ufficialmente inizio. Questo è solo il primo di una serie infinita di ritiri che consegneranno il Gran Premio di Monaco 1996 alla storia.
LA GARA
Appena prima del via smette di piovere, ma l’asfalto è ancora umido. Tutti i piloti decidono di partire con gomme da bagnato, tranne Jos Verstappen, che azzarda la scelta delle slick.
Alle 14 in punto il commissario in fondo alla griglia sventola la bandiera verde e i semafori rossi del Circuit de Monaco si accendono uno alla volta per poi spegnersi all’improvviso tutti insieme: è il via della 54° Edizione del Gran Premio di Monaco.
Schumacher sbaglia la partenza a causa di un errore nella gestione della frizione elettronica. Hill passa così subito al comando, seguito dal tedesco. Un incidente alla curva Saint Devote mette fuori gioco Verstappen e i due piloti Minardi, Fisichella e Lamy.
Nel corso del 1° giro, il primo grande colpo di scena della gara. Schumacher perde il controllo della sua Ferrari al Portier e va contro le barriere: la sua corsa termina, così, dopo nemmeno un giro. Ma la prima tornata riserva altre sorprese: alla Rascasse si ritira Barrichello con la sua Jordan, dopo un testa-coda. Nei due giri seguenti sono out anche Katayama con la Tyrrell e Rosset con la Footwork. Passano altri due giri e la Ligier di Diniz abbandona la corsa per un problema alla trasmissione. Siamo già a quota 9 ritiri, e non sono trascorsi nemmeno 6 giri di gara. Hill approfitta del caos alle sue spalle per costruire già un ampio margine sulle due Benetton di Alesi e Berger. Dietro, Irvine, in evidente difficoltà di assetto, si difende dal gruppo di monoposto che si è creato dietro la sua F310. L’unico che prova ad attaccarlo è Frentzen, che però sbaglia le misure e tampona Irvine, rompendo l’ala anteriore della sua Sauber: non è ritiro, ma la gara del tedesco è compromessa. Mentre Hill vola via, Berger è il prossimo pilota che si ritira, fermato da un guasto al cambio.
Intanto la pista si sta asciugando sempre di più, e di lì a pochi giri cominciano le prime soste ai box. Tra i piloti che si fermano, Panis ha un grande vantaggio: partito con il pieno di carburante, la sua sosta è più rapida di quella degli altri, e quando torna in pista si ritrova magicamente nelle posizioni di testa. Mentre anche Brundle si ritira per incidente, Panis comincia a volare in pista, grazie ad una monoposto molto più leggera di quella degli avversari. In breve tempo raggiunge Irvine, che si difende come può, ma è talmente lento che i commissari sventolano le bandiere blu credendo sia doppiato. L’irlandese allarga troppo la traiettoria al Loews; Panis entra all’interno e il contatto è inevitabile, con Irvine che finisce contro le barriere. Il ferrarista riparte, aiutato dai commissari, rientra ai box e, credendo di doversi ritirare, si slaccia le cinture. La sua sosta dura un’eternità, perché i meccanici perdono tempo in quanto devono anche riallacciare le cinture al pilota.
A questo punto della gara sono rimaste solo 11 vetture in pista. Hill conduce senza problemi davanti ad Alesi e Panis, e la corsa sembra ormai una passerella per il britannico della Williams. E invece, ecco il clamoroso colpo di scena. Il motore Renault della Williams va in fumo sotto il tunnel: il leader del mondiale è costretto ad abbandonare il sogno della prima vittoria nel Principato. Alesi passa così in testa, seguito da Panis. Il francese della Benetton vede la possibilità concreta di tornare al trionfo per la seconda volta in carriera, dopo Canada 1995. Ma la sorte del francese non è benevola. Alesi torna ai box per un presunto problema al retrotreno, ma i suoi meccanici non trovano nulla di danneggiato e lo rimandano in pista. La sua corsa, comunque, termina pochi giri dopo per un danno alla sospensione. E così, incredibilmente, in testa alla corsa c’è Panis, partito dalla 14° posizione.
La gara è ormai agli ultimi giri, ma i colpi di scena non sono finiti. Villeneuve sta per doppiare la Forti di Badoer, ma il pilota italiano non lo vede e stringe la traiettoria. Il risultato è un doppio ritiro per entrambi: grande rimpianto per Badoer, fino a questo momento autore di una gara splendida.
Poco dopo ricomincia leggermente a piovere. Irvine torna ai box per un cambio di pneumatici, ma quando rientra in pista l’asfalto umido lo trae in inganno. L’irlandese va in testa-coda, e proprio quando si rimette in direzione sopraggiungono Hakkinen e Salo, che non possono fare nulla per evitarlo: è ritiro per tutti e tre.
Quattro giri dopo, anche Frentzen è fermo per un problema al cambio della sua Sauber. Si tratta del 19° e ultimo ritiro di una gara assurda, surreale. Al traguardo giungono soltanto tre monoposto, le uniche sopravvissute al caos del Principato.
Al 75° giro cala la bandiera a scacchi sul Circuit de Monaco: Olivier Panis vince la 54° Edizione del Gran Premio di Monaco, una gara folle e indimenticabile. Per il francese è il primo e unico successo in carriera, conquistato con grande merito, dopo aver tenuto un ritmo impressionante per tutta la seconda parte della corsa. La Ligier torna alla vittoria dopo 15 anni per la 9° e ultima volta nella sua storia. Sul podio con Panis salgono anche David Coulthard con la McLaren e Johnny Herbert con la Sauber, al suo 4° podio in carriera, per formare un terzetto impronosticabile.
CONCLUSIONE
Il successo di Olivier Panis a Monaco 1996 è una perla d’oro nella carriera del pilota francese. Trionfare nel Principato è il sogno di tutti i piloti di Formula 1, e riuscirci almeno una volta in carriera significa raggiungere uno dei più grandi obiettivi che ci si possa prefissare. Farlo, poi, con un team di medio-bassa classifica come la Ligier degli anni ’90, al termine di una delle gare più folli della storia, dà ancora più valore a un’impresa cherimarrà per sempre nella memoria degli appassionati.
Perché il Gran Premio di Monaco è così: una perla, la più luccicante, all’interno del calendario della Formula 1. Una gara che può essere la più noiosa e spenta della storia, ma anche la più folle. E forse è proprio questa la magia del Principato. Con i suoi muretti, i marciapiedi, il tunnel, è sempre pronto a regalare emozioni indescrivibili, anche quando tutto sembra destinato a restare immobile, invariato. Un luogo unico al mondo, immune dallo scorrere del tempo, avvolto da un’aura magica che racconta la leggenda immortale del Gran Premio di Monaco.