Appuntamento con la Storia:Gran Premio del Giappone 2000
SUONANO LE CAMPANE A MARANELLO: IL PRIMO TITOLO DI MICHAEL SCHUMACHER IN FERRARI
INTRODUZIONE
Domenica 08 ottobre 2000. Il Suzuka International Racing Course ospita la 13° Edizione del Gran Premio del Giappone, 16° e penultimo round del Campionato del Mondo di Formula 1 2000.
Michael Schumacher è leader della classifica piloti, e potrebbe riportare il titolo piloti a Maranello dopo 21 anni di assenza. Il suo rivale, però, non è uno qualunque: è Mika Hakkinen, il Campione del Mondo in carica, che cercherà con la sua McLaren di difendere il titolo. Quella di Suzuka 2000 sarà una domenica indimenticabile per la Formula 1.
I PRIMI ANNI DI SCHUMACHER IN FERRARI: QUEL TITOLO MONDIALE CHE SFUGGE SEMPRE
“Meglio un Alesi oggi che 100 Schumacher domani”: è questa la frase impressa su uno degli striscioni che aleggiano sulle tribune dell’Autodromo Nazionale di Monza durante il Gran Premio d’Italia 1995.
Sono anni complicati per la Ferrari. La Scuderia del Cavallino Rampante è la nobile decaduta della Formula 1: l’ultimo titolo costruttori conquistato risale al 1983, e l’ultimo titolo piloti addirittura al 1979, con il sudafricano Jody Scheckter. Sono però anche anni di rinnovamento e ricostruzione di un team che deve ritrovare la sua leggenda.
Nel 1993 Jean Todt viene nominato da Montezemolo come direttore della Scuderia, e adesso il team italiano si prepara ad un grosso colpo di mercato: dal 1996 il Campione del Mondo in carica con la Benetton Michael Schumacher sarà un pilota Ferrari.
Jean Alesi decide così, per sua volontà, di separarsi dalla Ferrari: rimanere a Maranello sarebbe significato ricoprire il ruolo di secondo pilota, e Jean non è in Ferrari per fare da gregario al nuovo arrivato. Alesi, però, è uno dei piloti più amati dai Tifosi, i quali non vedono di buon occhio la sua separazione dalla Rossa, a maggior ragione se quello che arriva al suo posto è il tedesco Schumacher, un ragazzo freddo, non particolarmente emotivo, che non trasmette alcun calore al popolo ferrarista.
Così si arriva a quel weekend di Monza, il primo dopo l’annuncio dell’addio di Alesi. Il pubblico non si fa scrupoli ad esprimere il suo dissenso per la clamorosa mossa di mercato, ma ormai i giochi sono fatti: nel 1996, sulla monoposto Rossa ci sarà Michael Schumacher. Al suo fianco, la Ferrari promuove al ruolo di seconda guida l’irlandese Eddie Irvine.
I Tifosi ci mettono poco a cambiare idea: Schumi conquista subito il cuore del popolo Rosso, fin dalle prime gare del 1996. Pur avendo tra le mani una monoposto, la F310, nettamente inferiore alla Williams di Damon Hill, grazie al suo talento riesce a togliersi già delle grandi soddisfazioni. La prima vittoria con la Ferrari arriva in Spagna, e che vittoria! Sotto una pioggia torrenziale, Schumacher è imbattibile, e domina la gara, tagliando il traguardo con un minuto di vantaggio sul secondo classificato. Nel corso della stagione arriveranno altri due successi, in Belgio, ma soprattutto in Italia, a Monza: Schumacher ora ha davvero conquistato il cuore dei Tifosi.
Terminato il 1996 in 3° posizione in classifica, dietro ai due piloti Williams, Schumacher e la Ferrari affrontano il 1997 con l’obiettivo di entrare in lotta per il titolo. Grazie ad una F310B più competitiva e affidabile rispetto alla F310, Schumi riesce a tenere testa alla più performante Williams di Jacques Villeneuve, tanto da arrivare in testa alla classifica alla vigilia dell’ultima gara stagionale, a Jerez de la Frontera, in testa alla classifica piloti. In gara, però, quando Villeneuve lo sta per superare, chiude la traiettoria, entrando in collisione con la Williams. A causa di questa manovra, ritenuta irregolare, il tedesco non solo è costretto al ritiro dalla gara, ma viene anche squalificato dall’intero mondiale. Villeneuve diventa quindi, per la prima e unica volta in carriera, Campione del Mondo. Schumacher e la Ferrari perdono così la prima occasione di tornare al successo mondiale.
Nel 1998 la Williams non è più il team di riferimento, ma a ostacolare la cavalcata di Schumi e della Rossa ci pensano le McLaren di Mika Hakkinen e David Coulthard. La MP4-13, disegnata da Adrian Newey, è un gioiello di tecnica e aerodinamica e, almeno nella prima parte di stagione, risulta imbattibile, anche grazie al trucchetto del terzo pedale. Quando questa soluzione viene bandita dalla FIA, la McLaren torna nella terra degli altri, e la Ferrari tenta il recupero mondiale con Schumacher. Ma la vittoria mondiale, ancora una volta, sfugge dalle grinfie del Cavallino: Hakkinen conquista il primo titolo mondiale della sua carriera.
Il 1999 sembra, finalmente, l’anno buono per la Ferrari. La F399, nel corso della stagione, raggiunge il livello di prestazioni della McLaren e, grazie alla sua maggiore affidabilità, è in piena lotta per entrambi i titoli mondiali. Ma la maledizione colpisce ancora. In Gran Bretagna Schumacher è vittima di un incidente molto grosso, a causa del quale rimedia una frattura alla gamba destra. Il tedesco, quindi, è costretto ad abbandonare la pista per un lungo periodo e, di conseguenza, anche la possibilità di vincere quel benedetto titolo mondiale. La Ferrari, tuttavia, riesce comunque a tornare sul tetto del mondo, conquistando il 9° Campionato Costruttori della sua storia, il primo dopo quello del 1983. Tra i piloti, è ancora Hakkinen a trionfare: Irvine non riesce nell’impresa, nonostante Schumacher, rientrato dall’infortunio, gli ceda la vittoria in Malesia.
IL CAMPIONATO DEL 2000: SARÀ L’ANNO GIUSTO?
Per tre anni consecutivi, pur essendo molto competitivi, Schumacher e la Ferrari non sono mai riusciti ad imporsi sugli avversari, e la sconfitta del 1999, a causa dell’infortunio, è una ferita ancora aperta, anche perché le probabilità di vincere il titolo per Schumi erano molto elevate.
Il 2000, il primo anno del nuovo millennio, deve essere l’anno giusto, deve rappresentare la svolta nella carriera del tedesco, deve consacrare quel binomio dal sapore magico tanto voluto da Jean Todt. Al fianco di Schumacher arriva un altro compagno di squadra, dopo l’addio di Irvine: è Rubens Barrichello, giovane e promettente pilota brasiliano, che ha dato prova del suo talento durante il triennio come pilota Stewart.
I rivali di Schumacher per la corsa al titolo sono i soliti noti: la McLaren e i suoi piloti Mika Hakkinen e David Coulthard. L’inizio di stagione, però, sorride alla Rossa. In Australia, la prima gara stagionale, è subito doppietta Ferrari, con Schumacher vincente davanti a Barrichello, mentre per le due McLaren è un clamoroso doppio ritiro. Michael vince anche in Brasile e a San Marino. La prima vittoria della McLaren arriva in Gran Bretagna, con Coulthard, mentre Hakkinen completa la doppietta per il team di Woking davanti a Schumacher.
A metà stagione, la Ferrari vive un periodo di difficoltà. Schumacher si ritira a Monaco, in Francia, in Austria e in Germania. Barrichello conquista ad Hockenheim la sua prima vittoria in carriera, ma nelle altre gare la McLaren fa incetta di punti, e Hakkinen e Coulthard minacciano da vicino la leadership mondiale di Schumacher, che sembrava ormai salda.
Grazie alle due vittorie consecutive in Ungheria e Belgio, Hakkinen assume il comando della classifica piloti, quando mancano quattro gare al termine del mondiale. A Monza Schumacher torna a vincere davanti alla Marea Rossa che lo osanna, ma la vera svolta della stagione arriva a Indianapolis, nel rientrante Gran Premio degli Stati Uniti d’America. La Ferrari conquista un’importante doppietta, la terza stagionale, con Schumacher vincente, mentre Hakkinen è costretto al ritiro a causa della rottura del motore, e Coulthard è solo 5°.
Alla vigilia del penultimo round della stagione, in programma a Suzuka ad inizio ottobre, Schumacher si presenta da leader della classifica mondiale, con 8 punti di vantaggio su Hakkinen. Coulthard è lontano, a 25 punti di distacco da Schumi, e mantiene a sua volta 8 punti di vantaggio su Barrichello. La lotta è serrata anche tra i costruttori, con la Ferrari leader e la McLaren a 10 punti di distacco.
COMINCIA IL WEEKEND DI SUZUKA: IL DUELLO SCHUMACHER-HAKKINEN INFIAMMA IL GIAPPONE
Il sistema di punteggio del 2000 prevede che il vincitore del Gran Premio ottenga 10 punti. A Michael Schumacher, dunque, sarà sufficiente guadagnare 2 punti sul rivale Mika Hakkinen per aggiudicarsi il primo titolo mondiale da pilota Ferrari e il terzo della sua carriera. Il finlandese della McLaren dovrà quindi battere il tedesco in gara per rimandare i discorsi mondiali all’ultimo round stagionale, in Malesia.
Fin dalle prove libere si accende la sfida tra Schumacher e Hakkinen. I due si alternano al comando della graduatoria nelle tre sessioni di venerdì e sabato mattina, mentre i loro compagni di squadra non sembrano tenere il ritmo.
Durante le qualifiche, la sfida si fa sempre più intensa. L’equilibrio prestazionale tra il tedesco e il finlandese è incredibile. I due si scambiano il miglior tempo per ben cinque volte: un duello che sa di succoso antipasto per la battaglia del Gran Premio. Alla fine, ad avere la meglio è Schumacher, che conquista la sua 7° pole position stagionale, la 3° consecutiva, battendo per soli 9 millesimi Hakkinen, che completa una caldissima prima fila.
Seguono, in seconda fila, i loro compagni di squadra, con Coulthard davanti a Barrichello, staccati dal tempo pole rispettivamente di 4 decimi e mezzo secondo. La terza fila è tutta Williams, con Button in 5° posizione davanti a Ralf Schumacher. Ottima prova anche per la Jaguar, con entrambi i piloti in top 10: Irvine 7° e Herbert 10°. A sandwich tra le Jaguar ci sono la Jordan di Frentzen e la BAR-Honda di Villeneuve.
Cala la notte a Suzuka, e il giorno seguente tutto è pronto per il Gran Premio più atteso della stagione. Michael Schumacher ha la possibilità di diventare Campione del Mondo per la terza volta in carriera, e riportare il titolo piloti in casa Ferrari dopo un digiuno di 21 anni. Ma Mika Hakkinen venderà cara la pelle, darà tutto per rimandare la sfida a Kuala Lumpur e difendere il suo titolo.
LA GARA
Alle 14.00 ora locale il commissario in fondo alla griglia sventola la bandiera verde e i semafori rossi del Suzuka International Racing Course si accendono uno alla volta per poi spegnersi all’improvviso tutti insieme: è il via della 13° Edizione del Gran Premio del Giappone.
Al via, Hakkinen ha lo scatto migliore e, nonostante un tentativo di chiusura da parte di Schumacher, prende subito la leadership della gara. Dietro di loro, Coulthard tiene la 3° posizione, mentre Barrichello scivola 6°, superato da Ralf Schumacher e Irvine. Nei primi 20 giri, Hakkinen e Schumacher imprimono alla corsa un ritmo insostenibile per il resto del gruppo, con il finlandese che riesce ad accumulare un vantaggio massimo di appena 2.5 secondi sul rivale.
La situazione rimane stabile anche dopo la prima serie di rifornimenti. Hakkinen, fermatosi al 22° giro, tiene la posizione e il vantaggio accumulato su Schumacher, che è ai box due giri dopo e imbarca più carburante rispetto al pilota McLaren. A causa di un problema al pit stop, Irvine scivola in 8° posizione. Ralf Schumacher, invece, è autore di un fuori pista, ed è costretto a cedere la 4° posizione a Barrichello, che ricompatta così il quartetto McLaren-Ferrari.
La gara sembra, quindi, andare nella direzione di Hakkinen, quando d’improvviso comincia a piovere sopra il circuito di Suzuka. Schumacher, che sull’acqua aveva sempre fatto la differenza su tutti, incrementa il suo ritmo, fino ad arrivare a ridosso della McLaren del Campione del Mondo, a pochi decimi di distacco.
Il team di Woking chiama ai box il suo pilota al 37° giro per il secondo rifornimento: è in questo momento che la gara cambia radicalmente faccia. Schumacher ha carburante ancora per due giri, e in quei due giri spinge come un dannato per compiere un overcut in piena regola ai danni di Hakkinen.
La mossa studiata da Maranello riesce alla perfezione. Quando Schumacher va ai box per la sua seconda sosta, i meccanici sono formidabili e impiegano appena sei secondi per effettuare cambio gomme e rifornimento: un tempo da record per quegli anni. È scacco matto alla McLaren: quando Schumacher torna in pista, Hakkinen deve ancora arrivare sul traguardo. Lo scenario di gara si è completamente ribaltato: ora Schumacher è virtualmente Campione del Mondo.
Ma Hakkinen non ci sta. Non si arrende al destino di quella domenica giapponese. È una furia. Negli ultimi giri di gara spreme al massimo la sua MP4-15 argentata e riduce il suo vantaggio su Schumacher fino a meno di due secondi. Ma i giri alla bandiera a scacchi sono troppo pochi, e Schumacher, con il suo sangue freddo, controlla il vantaggio sul finlandese.
Gli ultimi giri sono eterni, ma quando Michael arriva alla Triangle Chicane, e poi sull’ultima curva, il pubblico esplode in un boato. “I colori dell’arcobaleno sulle insegne del Cavallino Rampante!”: indimenticabile la telecronaca di Gianfranco Mazzoni, che accoglie con questa frase l’arrivo vittorioso di Schumacher sul traguardo.
Al 53° giro cala la bandiera a scacchi sul Suzuka International Racing Course: Michael Schumacher vince la 13° Edizione del Gran Premio del Giappone, ed è Campione del Mondo per la 3° volta in carriera, la prima da pilota della Ferrari. Suonano le campane a Maranello: il titolo piloti torna nelle mani della Rossa 21 anni dopo Jody Scheckter; un lungo digiuno, terminato però con una grande festa. Sconfitto, ma autore comunque di una gara strepitosa, Mika Hakkinen è costretto a cedere lo scettro mondiale a Schumacher. Sul podio precede il suo compagno di squadra David Colthard. La McLaren rimanda quindi all’ultima gara i discorsi per il mondiale costruttori. Rubens Barrichello è 4° al traguardo, davanti alla Williams di Jenson Button e alla BAR di Jacques Villeneuve, che chiude la zona punti.
CONCLUSIONE
Due settimane dopo il trionfo di Suzuka, in Malesia la Ferrari corona il 2000 conquistando il 10° Campionato del Mondo Costruttori della sua storia, grazie alla 9° vittoria stagionale di Schumacher e il 3° posto di Barrichello.
La conquista mondiale del 2000 è stata il punto di arrivo di un percorso cominciato nel 1996 dalla coppia Schumacher-Ferrari. Quella domenica a Suzuka, il tedesco ha raggiunto un obiettivo che sembrava non dovesse arrivare mai, dopo le sconfitte degli anni precedenti.
Il nuovo millennio ha portato nuova linfa vitale alla Ferrari. La vittoria del 2000, infatti, non è stata soltanto un punto di arrivo, ma anche, soprattutto, il principio di un’era di dominio. Negli anni successivi, la Ferrari si dimostrerà costantemente la squadra da battere, forte di una supremazia tecnica in certi casi anche disarmante. Schumacher dominerà tutto fino al 2004, conquistando cinque titoli consecutivi con la Rossa, e diventando il pilota più vincente della storia della Formula con i suoi sette titoli mondiali nel palmarès, grazie anche al supporto di Rubens Barrichello, il compagno di squadra perfetto.
Dopo il disastro del 2005, a causa del cambio regolamentare che taglierà le gambe alla Ferrari, nel 2006 Schumacher avrà la sua ultima possibilità di conquistare il 6° titolo con la Rossa. Non riuscirà nell’impresa, perdendo il confronto con la Renault di Fernando Alonso, ma la sua ultima gara con la Ferrari, in Brasile, è ricordata come una delle più belle ed emozionanti della sua carriera. Il suo erede in Rosso, nel 2007, sarà il giovane finlandese Kimi Raikkonen, che avrà l’arduo compito di prendere il posto di un pilota leggendario. Kimi si dimostrerà da subito un degno erede, vincendo all’esordio con la Ferrari il primo, e unico, Campionato del Mondo della sua carriera.